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Cultura
lunedì 10 giugno 2019.
I viaggi fanno maturare i giovani e allungano la vita degli anziani (proverbio buddista)
di Dante Peduzzi

Pubblichiamo con piacere l’articolo del nostro amico Dante Peduzzi che nella sua bontà e professionalità ha voluto inviarci per farci partecipi del suo viaggio e di questo lo ringraziamo sperando che continui a deliziarci con i suoi contributi!
Grazie!



Come promesso al virtuoso redattore di queste pagine online, consegno a questo testo alcune impressioni e emozioni vissute nel recente viaggio in Transiberiana da Mosca a Pechino, passando per la Mongolia.
Ci sono tante ragioni che ci spingono a intraprendere dei viaggi: dalla salutare esigenza di cambiare aria e riposarsi dalle fatiche del lavoro, alla curiosità di scoprire nuove persone e luoghi, al viaggio quasi terapeutico che si organizza nel momento in cui le vicende della vita ti colpiscono duro.
Personalmente (ma anche per altri del nostro gruppo con i quali ho parlato) ho avuto la fortuna di potere vivere ad alternanza tutte e tre queste dimensioni.
Il gruppo di una ventina di partecipanti tedescofoni, francofoni e due italofoni svizzeri è partito da Zurigo con un volo di linea alla volta della capitale russa verso la metà di maggio.
L’impatto con Mosca è stato molto forte. Le stazioni della metropolitana, abbellite da sculture e dipinti inneggianti ad una Russia politica del 20° secolo, stridono con i grattacieli slanciatissimi ed elegantissimi del 21° secolo.
Le cattedrali ortodosse, risorte dopo la perestroika, sembrano riflettere nell’oro delle icone la necessità del popolo di riappropriarsi della propria spiritualità soffocata da anni di materialismo staliniano. La sensazione di armonia e di ricchezza culturale che mi trasmette il Teatro Bolshoj è offuscata da lì a poco dalla severità e dall’appiattimento anche architettonico che mi si parano davanti alla vista dell’inaccessibile palazzo che ospita il KGB. Le sensazioni sono dunque di sorpresa per i grandi contrasti di questa Russia misteriosa, ricca culturalmente e tutta da scoprire.
Le prime esperienze a bordo del treno sono positive. Ambiente sereno, provodnike (personale addetto ad ogni vagone) attente e indaffaratissime a pulire costantemente tappeti e toilette, vicini di compartimento simpatici. La curiosità mi porta a esplorare anche un vagone di terza classe colmo di giovani militari russi pigiati come sardine dentro le loro brandine dalle quali emergono, verso il corridoio che devi percorrere per passare ad un altro vagone, soltanto grandi piedi nudi pronti a battere i tacchi in qualche sfilata commemorativa rilucente di medaglie appuntate sulla divisa.
Il rullìo tranquillo delle ruote sui binari, interrotto qua e là dai bruschi sobbalzi all’avvicinarsi degli scambi in prossimità delle stazioni, mi invoglia a prendere sonno, o a leggere in silenzio i libri che mi sono portato da casa, oppure a fissare sul diario di viaggio le impressioni momentanee, a scattare foto dopo foto dai finestrini. Passati gli Urali mi si presenta davanti l’infinita steppa siberiana in un susseguirsi veloce di betulle, pini, e ancora cespugli, macchie di arbusti, immensi fiumi da attraversare su ponti che attraversi a piena velocità sferragliando all’impossibile. Le brevi fermate nelle stazioni della transiberiana ti permettono di scendere per sgranchirsi le gambe, prendere contatto con le donne dei villaggi che approfittano dell’occasione per venderti dolci, frutta, strane polpette e, soprattutto bevande.
Nella capitale della Siberia Novosibirsk, 1,6 mio abitanti per la prima volta ho percepito che cosa significa essere lontano migliaia di km da altre città. I contrasti sono evidenti a tutti i livelli: architettonici, sociali, metereologici (inverno fino a - 35 e d’estate + 35). Tutto è enorme dai palazzi ai ponti, alle distese della taiga appena fuori città. La diga sul fiume Ob ha creato un lago che qui chiamano “Mare” della lunghezza di 200 km (da Chiasso a Basilea in linea d’aria) e dalla larghezza di 20 Km! Faccio fatica a rendermi conto di tali dimensioni. Unica certezza percepita: qui tutto gira attorno alla ferrovia, unico cordone ombelicale con il mondo, datore di lavoro per milioni di persone e nel contempo organo di stato che permette alle famiglie di sopravvivere.



Dopo la trasferta nell’ immensità della steppa e della taiga, siamo giunti a Irkutzk e poi al Lago Baikal, una vera meraviglia della natura, magnifico e immenso pure lui. Al mercato del pesce ho scoperto l’omul, una specie di trota buonissima che qui cucinano in tutte le salse. L’interessante museo a cielo aperto (simile al nostro Ballenberg) mi ha permesso di gettare uno sguardo al modo di sopravvivere dei siberiani nelle loro isbe (case completamente autonome che permettevano a intere famiglie di passare le stagioni). Le dacie nella steppa (casette per i più poveri e sperduti contadini) sono ancora oggi prive di acqua corrente per cui ci si deve rifornire nelle fonti improvvisate in strada. Ai margini delle città le dacie sono però diventate casette per il fine settimana, ognuna affiancata dall’immancabile campetto dove si coltivano patate e cavoli. Esperienza toccante è stata quella di avere toccato con mano cosa sia successo a chi osava contrapporsi agli Zar, e in seguito al regime comunista: molti sono stati esiliati in queste fredde immensità, tantissimi sono stati freddamente eliminati.
Di buon mattino, con Paolo, abbiamo fotografato il cimitero del paesino di Liutwanka, sul lago Baikal, cimitero situato in mezzo al bosco. Fra le tombe ci sono banchine e tavoli dove i parenti del defunto si ritrovano per mangiare e bere e parlare di chi non c’è più. Accanto alla tomba anche una ciotola dove si versa un po’ di vodka in onore del congiunto. Molti i decessi di giovanissime persone, tanto che in pochi superano i sessant’anni di età, decessi dovuti alla durezza degli sbalzi climatici, ma anche al grande consumo di alcolici. Per questo qui le coppie si formano in giovane età. Le ragazze partoriscono molto presto per cui si incontrano molte coppie di famiglie giovanissime con dei bellissimi bambini. La religione ufficiale è quella cristiano ortodossa, ma ci sono mussulmani, cattolici e sciamanisti, discendenti diretti dei cosacchi che abitavano queste sperdute regioni. La famiglia di Leone Tolstoj ha pure vissuto in queste regioni, essendo una famiglia di decabristi allontanati dagli Zar dalla Russia europea per punizione.



Passato il confine dopo controlli severissimi di documenti e bagagli, siamo finalmente giunti in Mongolia, trascorrendo due giornate nelle praterie infinite, punteggiate qua e là dalle piccole macchie bianche delle jurte che sembrano palline da golf dimenticate sul green. Mandrie di cavalli selvaggi, greggi di pecore, cammelli, capre e asini che non si scostano nemmeno al passaggio dei veicoli sulla terra battuta, moltissime mucche con il loro vitellino. È una natura fantastica, deturpata tuttavia dall’incuria dell’uomo che la violenta disseminando rifiuti dappertutto ai margini delle strade, esattamente come in Siberia. Nel campo del parco nazionale Terelj abbiamo dormito in una jurta o geer, esperienza che mi ha preparato all’ incontro per conoscere una famiglia di nomadi, semplici e cordiali, forgiati dalla dura realtà della vita che li vede protagonisti e sperduti nella prateria.
Poi via ancora sfrecciando fra le praterie sempre più aride e spoglie, sabbia fino all’orizzonte nel deserto del Gobi, attesa senza fine alla frontiera con la Cina e infine, dopo 31 ore di viaggio in treno, arrivo a Beijin.
La Cina mi ha fatto una grandissima impressione, sicuramente per le enormità in tutto, dalle dimensioni di grattacieli e strade, alle costruzioni più modeste, modernissime e signorili. Bisogna proprio vederle per comprendere.
Ma anche le piccole cose di tutti i giorni mi hanno sorpreso: la pulizia in città (non vedi una carta per terra), puliscono e bagnano le strade quando fa caldissimo, la pulizia nei WC, la sorveglianza sulla Grande Muraglia e dappertutto nelle strade.



Il controllo delle persone è impressionante. Come si fa a tenere sotto controllo uno stato con quasi 1 miliardo e mezzo di persone? La popolazione della Svizzera potrebbe starci comodamente in un quartiere di Pechino, metropoli che conta 23 milioni di abitanti recensiti e altri 5 o 6 milioni di lavoratori non recensiti. Sentirmi controllato dai funzionari ad ogni angolo di strada e dai freddi occhi della strumentazione tecnica del riconoscimento facciale, la consegna delle impronte digitali di tutte le dieci dita, la raccolta di tutti i dati del mio passaporto, scannerizzato non so quante volte, ha fatto sorgere in me un senso di fastidio mai provato fino ad oggi. E allora mi sono venute alla mente le parole di Lévi-Strauss, “La libertà non è né un’invenzione giuridica, né un tesoro filosofico. Risulta da una relazione oggettiva tra l’individuo e lo spazio che questi occupa, fra il consumatore e le risorse di cui questi dispone”.



Durante il soggiorno in Cina mi sono reso conto che, tecnicamente, in alcuni settori, questo Stato è decenni in avanti all’Europa. Prendo ad esempio Il treno ad alta velocità che ci ha riportati da Xi’an a Pechino dopo la visita all’Armata in terracotta. È semplicemente favoloso: sfreccia a oltre 300 km/h, è stabilissimo da poter scrivere comodamente, è silenziosissimo e pulitissimo. Ho potuto verificare di persona quanto la gente sia cordiale con i "nasi lunghi", come chiamano noi europei. Si prestano subito per aiutarti anche se pochissimi parlano inglese o altre lingue europee. Non vi dico le acrobazie per comandare dei pasti nei locali del luogo. A proposito: avevo paura di beccarmi qualche mal di pancia, altro pregiudizio sfatato. Ho mangiato di tutto (ad eccezione delle zampe di gallina) e sono stato benissimo. Nei luoghi di preghiera buddisti o del confucianesimo ho potuto interessarmi ad alcune massime che potrebbero servire anche per noi. Ve ne lascio una in particolare che mi piace molto e che vi consegno come ricordo e come simbolo per questo viaggio, sperando che questo modesto resoconto vi sia piaciuto: non puoi pretendere di avere un’altra vita, ma puoi iniziare quotidianamente un nuovo giorno.
DP
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„L’amicizia supera in questo la parentela: nella parentela l’affetto si può eliminare, nell’amicizia no; infatti, tolto l’affetto viene meno l’amicizia stessa, la parentela rimane.“

Marco Tullio Cicerone

 
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