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Editoriale
sabato 9 marzo 2019.
8 MARZO, FESTA DELLE DONNE: “PASSATU LU IORNU GABBATU LU SANTU?”
di Teresio Bianchessi

“Gabbare il Santo” è esercizio molto praticato: consiste nel fingere, nel giorno della ricorrenza, particolare attenzione e devozione al Beato al quale i più subdoli e scaltri, fanno anche ampollose promesse che, sanno, disattenderanno l’indomani.
“Passatu lu iornu” … non mi va di gabbare il Santo e, stimolato anche dalla puntuale e sentita replica di Franca Russomanno che mi ha ricordato altra vostra preziosa virtù: “…ascoltare il marito quando torna a casa stanco e magari con qualche problema…” (ciò vi rende baricentro delle fragilità di noi uomini) ho deciso di ritornare sull’argomento, in primis per ribadire che gli apprezzamenti espressi sono assolutamente convinti.
Lo faccio anche perché, rileggendo il testo, mi sono accorto che sono stato troppo sbrigativo in queste due righe:

“Certamente nella scelta, soprattutto oggi, ha peso l’aspetto finanziario, ma quanti modi per gestire un bilancio famigliare!”.

Con questa sintetica affermazione, intendevo dire che una famiglia può fare “economia” in molti modi e una si potrebbe definire di “contenimento”, ed è quella che evita spese non strettamente necessarie, richiede minori entrate, amministra con oculatezza, garantendo, in questo modo, equilibrio e serenità famigliare.
Le generazioni che ci hanno preceduto conoscevano bene questo modo di sbarcare il lunario, ma mi rendo conto, io per primo, che il ragionamento è ostico di questi tempi; come proporre di rinunciare ad un viaggio, di andare a teatro, al ristorante, evasioni, direi bisogni sacrosanti e negati ai più solo pochi decenni fa.
Ecco allora che ritorna prepotente il tema economico e la riflessione mi rimanda ai tempi di “Comunione e Liberazione,” di Formigoni oggi tristemente in carcere, quando, in Italia, si tentò di aiutare la famiglia che anche allora era in difficoltà.
Il tutto finì con qualche ritocco agli “assegni famigliari” per i figli, vere miserie.
In questi giorni però, sempre da noi, trova attuazione il “Reddito di cittadinanza”: € 780 a chi dimostra di trovarsi in stato d’indigenza e sembra interessare oltre un milione di cittadini!
Quanti modi di gestire un bilancio dello Stato!
Quante risorse, quanto denaro nella pancia dello Stato!
Perché allora non destinare risorse a sostegno delle famiglie e retribuire quel qualificato e duro lavoro delle “Casalinghe”, pure madri?
L’idea non è nuova, di tanto in tanto i politici ne parlano, magari l’8 marzo, poi passato… lu iornu…!
Ben lontano da me l’idea di relegare le donne in cucina; il “Reddito alla casalinga” lo vedo come possibilità di scelta per la donna, là dove, aumentato il budget famigliare e senza più condizionamenti economici, può decidere autonomamente tra casa e ufficio.
Certo la faccio semplice, di sicuro la realizzazione richiederebbe regolamenti specifici, analisi operative precise, ma di sicuro nei forzieri degli Stati i quattrini per aiutare la famiglia ci sono, basta volerlo e sarebbe una rivoluzione, con tornaconto anche della pubblica amministrazione che arranca nell’offrire sostegno alle donne che lavorano e che chiedono sempre più asili nido, pediatri, assistenza, prolungamenti scolastici.
Dal pianeta “donna” siamo così passati all’universo “famiglia”.
Chissà se mai accadrà che una giovane coppia possa accedere ad un tale aiuto, io tifo per loro, che vedo sempre di corsa, stressati per reggere il ritmo di questa nostra frenetica società, tifo per loro che sopportano non il doppio, ma spesso il triplo ruolo di lavoratrici, spose e mamme.
Loro sono i veri pilastri della famiglia e dell’amore.
Lode alle donne, anche dopo l’8 marzo.

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“Con la concordia le piccole cose crescono, con la discordia anche le più grandi vanno in rovina.”

Sallustio

 
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