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Politica
mercoledì 6 marzo 2019.
Una svolta nella politica dell’alloggio
di Alberto Togni, candidato nr. 35 al Gran Consiglio per il Partito Comunista (Lista 9)

Come riporta molto bene l’introduzione al capitolo dedicato al “Rinnovamento sociale” del Piano Tabù, il programma d’azione del Partito Comunista, che invito i lettori a leggere sul nostro sito, è giunto il momento di immaginare una società diversa, a misura di cittadini. Uno dei tasselli fondamentali di tale “Rinnovamento sociale” è la politica dell’alloggio. Il diritto a una casa dignitosa per tutti, la lotta alla speculazione edilizia e al caro affitti sono temi di primaria importanza e dovrebbero essere posti tra le priorità del governo di questo paese.

La maggioranza della popolazione vive infatti quale inquilino e la pigione costituisce una delle voci di spesa del bilancio familiare più onerose. Anche la Confederazione ha dovuto recentemente ammettere, a seguito di uno studio da essa commissionato, che una delle cause che trascina sempre più persone al di sotto della soglia di povertà è proprio un costo eccessivo dell’alloggio.

A lato di questo vi è un secondo fenomeno altrettanto preoccupante: il numero degli sfitti. Il 1° giugno 2018 in Svizzera si contavano oltre 72’000 abitazioni vuote, corrispondente all’1,62% del patrimonio abitativo di tutto il Paese, con un incremento del 13% circa solo nell’ultimo anno. E per la prima volta da più di 15 anni il tasso di abitazioni vuote ha superato il 2% in due “Grandi Regioni”, la Svizzera Orientale e il Ticino. Quest’ultimo conta infatti 4826 alloggi vuoti, 4 anni fa erano 1847. Sebbene, per ora, non siamo ancora giunti ai tassi di altre località svizzere (2,98% a Soletta o 2,56% nel Giura), è evidente come la politica cantonale sia totalmente impreparata a fronteggiare questi due fenomeni molto pericolosi.

Un primo timido passo sarebbe stato – ma così non è avvenuto – l’approvazione da parte del Gran Consiglio ticinese dell’introduzione del formulario ufficiale obbligatorio a inizio locazione, che avrebbe fornito al nuovo inquilino la possibilità di conoscere la pigione pagata dal suo predecessore e le motivazioni alla base di un eventuale aumento della medesima, fornendogli quindi le informazioni utili a contestare la liceità della pigione come previsto dall’Art. 270 cpv. 1 del Codice delle obbligazioni. Purtroppo, il parlamento non ha avuto questa lungimiranza, per cui sono state raccolte le firme e ora attenderemo il voto popolare.

Come Partito Comunista riteniamo tuttavia che occorra adottare misure che vadano oltre, che siano cioè di carattere strutturale per affrontare seriamente la questione. In questo senso chiediamo che gli appartamenti sfitti da più di 12 mesi siano riconvertiti in alloggi a pigione moderata. In alternativa si potrebbe prevedere una tassazione dei medesimi se vuoti per un determinato periodo di tempo. Una seconda proposta, sicuramente coraggiosa, è il diritto di prelazione per lo Stato nell’acquisto di fondi (terreni e ben immobili) che sono oggetto di vendita. Non da ultimo andrebbe creato un organo pubblico che vigili sull’assegnazione degli alloggi a pigione moderata, che conduca dei controlli sulla qualità degli immobili e che indaghi sulla provenienza dei capitali legati a quei grandi progetti edilizi che troppo spesso nascondono fenomeni di carattere puramente speculativo.

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“Non bisogna rovinare il bene presente col desiderio di ciò che non si ha, ma occorre riflettere che anche ciò che si ha lo si è desiderato.”

Epicuro

 
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