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Lettere dei lettori
venerdì 16 novembre 2018.
Una sola lingua straniera. NO
di Alfredo Parolini

No, giammai.

Rallegriamoci e cantiamo uniti in coro. Lo spauracchio dell’inglese, perche questo è il vero tarlo che si insinua nella nostra testa, è per principio bloccato sull’entrata. E se anche bussasse o suonasse il campanello, nessuno, ma proprio nessuno aprirà. Ma ahi noi, l’inglese è un furbone, più furbo di quel che si pensa. Nel frattempo che si balla, si canta e si inneggia sulla sconfitta del nemico, questo bel birichino si insinua in ogni dove. Basta uno spiffero, e di questi ce ne sono parecchi. E il WICHÈND e rovinato. Il TIM, non trova la LOCHESCION per distribuire i BEGG ai partner per fare un FLESCBECH. Così che il CNAUAU dopo la NOMINESCION delle NIUENTRI, e tra queste la FERSTLEDI, che ha salutato ed è partita con Eter. Vanno a fare SCIOPPINGH che ci sono i SEIL. Per poi recarsi in un TEMPORARI OTLET e passare poi in un SELFSERVIS. Domani la mia SISTER compie gli anni e in coro gli canteremo HEPPIBORDEI TU IU. Per regalo potrei portargli i FRIOLINI CAP TU GO e magari i MILANESINI CRANCI CLUDS . Al mio FREND, piacciono gli iogurt GRAICH STEIL limone CISCHÈICH. Allora, credete proprio che si possa esultare per questa “vittoria”?. E poi, non lamentiamoci se i giovani non sanno più parlare l’italiano. Questi esempi, sono forse un milionesimo dell’uso comune di parole in inglese dentro il nostro parlare abituale. E per dirla tutta, queste, diciamo così, sporcano molto di più, sia che ci sia o meno una legge protettiva. Se vogliamo fare effettivamente qualcosa, se crediamo che sia veramente importante, cominciamo a sollecitare le scuole, i media, la pubblicità, i titoli che danno alle manifestazioni ,per esempio. OK? Ma non so se oltre a chi combatte per mantenere l’italiano, ci sia altra gente interessata. Del resto anche i dialetti vanno scomparendo, e in nome del progresso e del cambiamento se perdiamo certe capacità, non è poi così importante. La vita continua, come, non cambia. E statemi tutti bene.

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Il Carnevale, in opposizione alla festa ufficiale, era il trionfo di una sorta di liberazione temporanea della verità dominante e dal regime esistente, l’abolizione provvisoria di tutti i rapporti gerarchici, dei privilegi, delle regole e dei tabù. Era l’autentica festa del tempo, del divenire, degli avvicendamenti e del rinnovamento. Si opponeva ad ogni perpetuazione, ad ogni carattere definitivo e ad ogni fine.

(Michael Bachtin)

 
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