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Editoriale
martedì 13 novembre 2018.
Platone e i giovani
ovvero: non c’è nulla di nuovo sotto il sole

“Oggi il padre teme i figli. I figli si credono uguali al padre e non hanno né rispetto né stima per i genitori. Ciò che essi vogliono è essere liberi. Il professore ha paura degli allievi, gli allievi insultano i professori; i giovani esigono immediatamente il posto degli anziani; gli anziani, per non apparire retrogradi o dispotici, acconsentono a tale cedimento e, a corona di tutto, in nome della libertà e dell’ugualianza, si reclama la libertà dei sessi”!

La frase virgolettata non è lo sfogo di un uomo del nostro tempo, ma una citazione tratta dal libro VIII de "La Repubblica" di Platone, vissuto dal 428 al 347 prima di Cristo.

C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole … diceva il Pascoli nella sua bellissima poesia “L’Aquilone” ma a rileggere Platone ed altri suoi contemporanei come Socrate, Esidio o anche spingendosi più in là si scopre che anche i babilonesi erano giunti alla stessa conclusione per cui possiamo affermare che non c’è proprio niente di nuovo sotto il sole anzi possiamo dire con grande sicurezza che tutto continua a fluire e rifluire sempre nello stesso modo anche se la scenografia e gli attori sono cambiati!
Sarebbe forse utile preoccuparsi di meno ed occuparsi di più dei giovani per aiutarli a crescere spiritualmente non tanto con le parole quanto con gli esempi, proprio quegli esempi che sono venuti a mancare in nome di una falsa teoria che vuole i genitori "amici" dei propri figli e non modelli da seguire e rispettare!
I ragazzi, alla pari dei teneri virgulti, hanno bisogno di "tutori", di appoggi sicuri a cui attaccarsi e non di spinte!


Giuseppe Russomanno
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Il Carnevale, in opposizione alla festa ufficiale, era il trionfo di una sorta di liberazione temporanea della verità dominante e dal regime esistente, l’abolizione provvisoria di tutti i rapporti gerarchici, dei privilegi, delle regole e dei tabù. Era l’autentica festa del tempo, del divenire, degli avvicendamenti e del rinnovamento. Si opponeva ad ogni perpetuazione, ad ogni carattere definitivo e ad ogni fine.

(Michael Bachtin)

 
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