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Politica
lunedì 29 ottobre 2018.
Partito borghese democratico ha 10 anni e lotta per sopravvivenza

(ats) Il Partito borghese democratico (PBD) sabato prossimo celebrerà i dieci anni di esistenza ma non sprizza salute da tutti i pori. Dalla partenza della sua consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf tre anni or sono, la formazione politica inanella le sconfitte elettorali.

Il PBD ha visto la luce in seguito a un terremoto politico: il 12 dicembre 2007, il consigliere federale democentrista Christoph Blocher non viene rieletto dall’Assemblea federale, che gli preferisce la consigliera di Stato grigionese Eveline Widmer-Schlumpf, pure dell’UDC.

Un tradimento per la formazione politica nazional-conservatrice, che esclude la propria sezione retica. Quest’ultima sei mesi più tardi fonda un partito chiamato in un primo tempo Bürgerliche Partei Schweiz, allora reso in italiano con partito svizzero dei cittadini o partito borghese svizzero.

Un anno più tardi una scissione si produce a sua volta nell’UDC del canton Berna. Alcuni eletti, sostenitori del loro consigliere federale Samuel Schmid, snobbato dall’UDC nazionale, creano la Bürgerlich-Demokratische Partei, che sarà il marchio della formazione svizzera.

Il PBD nazionale è istituito il primo novembre del 2008 a Glarona. Si profila come partito di centro che intende distanziarsi da quello che definisce il populismo dell’UDC. In particolare è favorevole alla libera circolazione delle persone, allo scambio automatico di informazioni per le autorità fiscali e alla promozione delle donne.

Nei primi cinque anni di esistenza, il PBD sorprende i politologi: ottiene 88 seggi nei Gran Consigli e, in occasione delle elezioni del Consiglio nazionale dell’autunno 2011, raccoglie il 5,4% dei consensi. Questi risultati rendono, allora, il presidente del partito Martin Landolt particolarmente ambizioso. Il consigliere nazionale glaronese non esita a formulare l’obiettivo di oltre il 10% dei voti alle elezioni federali del 2019.

Il partito è essenzialmente ancorato nei cantoni Grigioni, Berna e Glarona e più in generale nella Svizzera tedesca. In totale conta 16 sezioni cantonali, di cui solo quattro latine a Friburgo, Ginevra, Vaud e Vallese. Nessun rappresentante borghese democratico siede più in un parlamento cantonale latino.

Per gli osservatori del mondo politico, il successo iniziale del PBD è dovuto a un fattore decisivo: l’"effetto Widmer-Schlumpf". La consigliera federale ha atteso il risultato delle elezioni del Consiglio nazionale del 2015 prima di rassegnare le dimissioni. Ciononostante il partito in quell’occasione ha dato segnali di rallentamento, raccogliendo solo il 4,1% dei suffragi e perdendo due seggi.

Attualmente il gruppo PBD alle Camere federali, presieduto dalla consigliera nazionale zurighese Rosmarie Quadranti, conta otto membri: il consigliere agli Stati bernese Werner Luginbühl e sette deputati alla Camera del popolo (oltre a Quadranti, Landolt, il grigionese Duri Campell, un argoviese e tre bernesi).

Sin dall’inizio al PBD è mancato un profilo politico chiaro. E con la partenza di Widmer-Schlumpf, la sua presenza nei media è quasi scomparsa, analizza il politologo Adrian Vatter, recentemente interrogato da Keystone-ATS.

Dalle dimissioni dell’allora direttrice del Dipartimento federale delle finanze, i borghesi democratici collezionano una sconfitta elettorale dopo l’altra. Nei Gran Consigli nel 2015 occupavano ancora 74 seggi, contro 58 attualmente. E il futuro non appare roseo: secondo il "barometro elettorale" della Società svizzera di radiotelevisione (SRG SSR) pubblicato lo scorso 4 ottobre, il PBD raccoglierebbe il 3,2% dei suffragi.

Il politologo Georg Lutz, pure lui interrogato recentemente, ritiene che la formazione non sopravviverà nei tre governi cantonali - bernese, grigionese e glaronese - in cui è attualmente rappresentato. Lo smarcamento dall’UDC è un fattore che ha perso significato nel tempo. Secondo Lutz è difficile ridare smalto al partito se questo non si focalizzerà su un tema capace di raccogliere un determinato elettorato al centro.

Il presidente Landolt intende rinunciare al suo mandato all’inizio del 2020, dopo le elezioni federali. Spiega che, a suo avviso, è tempo che alla testa della formazione si profili una nuova generazione.

Intanto alla festa per il decimo compleanno non si rinuncia: sarà celebrata il 3 novembre a Zurigo.

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“Vi sono momenti, nella Vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre.”

ORIANA FALLACI

 
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