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Editoriale
lunedì 8 ottobre 2018.
Il senso del dovere!
di Giuseppe Russomanno

L’editoriale sul “senso civico” ha suscitato in qualche lettore sentimenti alquanto controversi e qualcuno di loro specialmente in relazione alla frase “ l’uomo è un animale sociale egoista” ha manifestato le sue perplessità affermando che è la società che è tenuta a dare e che il singolo, una volta compiuto il suo dovere, che tradotto significa la sua giornata lavorativa, non ha più obblighi verso la società stessa perché altri si sono assunti il compito di farla funzionare.
Questa presa di posizione non mi trova per niente d’accordo anche perché oltre al senso civico, che ognuno di noi dovrebbe avere sempre presente, c’è anche il senso del dovere, più forte del primo, che dovrebbe stimolare il cittadino, il cives, ad impegnarsi per la sua comunità e questo senza speranza di compensi o di onorificenze!
Ogni individuo può fare qualcosa per il suo paese, deve fare qualcosa, tutte le sue azioni devono tendere al miglioramento delle condizioni di vita della sua comunità! Non si può permettere che quanto costruito in passato vada in malora con la scusa che tocca ad altri il compito di gestire bene la cosa pubblica!
In una società bene organizzata ognuno ha un suo ruolo ben definito ma niente impedisce a chi ha più capacità, di intervenire con il suo peso morale, le sue conoscenze specifiche, la sua cultura per dare la giusta direzione ad attività che altrimenti devierebbero dalla retta via che è quella del benessere comune.
A chi occupa i posti di comando spetta il compito di amministrare con sapienza e lungimiranza, ai cittadini spetta il compito del controllo e dell’impegno sociale per far capire a chi amministra che non è solo e che al momento opportuno può anche contare sull’aiuto dei suoi concittadini!


Giuseppe Russomanno
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Il Carnevale, in opposizione alla festa ufficiale, era il trionfo di una sorta di liberazione temporanea della verità dominante e dal regime esistente, l’abolizione provvisoria di tutti i rapporti gerarchici, dei privilegi, delle regole e dei tabù. Era l’autentica festa del tempo, del divenire, degli avvicendamenti e del rinnovamento. Si opponeva ad ogni perpetuazione, ad ogni carattere definitivo e ad ogni fine.

(Michael Bachtin)

 
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