• 12413 Colpo si sole!
  • 12302 I soliti ... cani!
  • 12188 Andrea Vitali a Grono
Regionale
lunedì 10 settembre 2018.
Rorè. La ricucitura

Abbiamo voluto l’autostrada in mezzo al paese; ce la siamo cuccata per 40 anni, abbiamo capito il disastro, abbiamo avuto la fortuna che ce l’hanno tolta. Grazia ricevuta! (Basta e avanza?) Vogliamo la “Ricucitura”! ... e non abbiamo ancora colto la grande intuizione che c’è in questa parola: “ricucire”: cucire di nuovo; riparare, raccomodare, chiudere cucendo uno strappo, unire con punti i margini d’una ferita; ricomporre una situazione difficile.

Sono già stati fatti 2 concorsi. Avevamo creduto di aver trovato la soluzione e, riflettendo, ci rendiamo conto che il progetto approvato non ricuce proprio niente. Ci ritroviamo con una serie di palazzine appoggiate sopra un grande e complesso autosilo posto tra il nucleo di “Piazèta” a nord e, a sud, il cono di deiezione, con gli edifici “storici” che definiscono la “Piazéta del Sant”.
Corpi estranei al posto dell’autostrada che di nuovo dividono perché non propongono rapporti con l’intorno, con l’esistente. Dobbiamo capire cosa vogliamo ricucire. Le antiche strade, i vicoli, i sentieri che univano le diverse parti del territorio? Le relazioni tra le diverse parti dei nuclei e la campagna? Dobbiamo pensare come vogliamo ricomporre questa situazione disastrata, questi nuclei abbandonati, queste vecchie case desolate e in rovina, spesso fatiscenti. Dobbiamo chiederci perché questi nuclei sono abbandonati.
Costa troppo ristrutturare le case antiche? Le normative a tutela del patrimonio sono troppo restrittive? Non c’interessa la casa nel nucleo senza l’autorimessa sotto il letto? Preferiamo la casetta nel giardino con posteggi più o meno interrati, muretti e ringhiere di cinta e sofisticati sistemi d’allarme? E’ meglio l’appartamento di un moderno e anonimo palazzotto?
Comunque, i progetti di concorso alcune indicazioni ce le danno, anche l’intuizione del potenziale di una grande autorimessa pubblica, interrata.
Tutti devono avere la possibilità di scaricare persone e materiali davanti a casa ma i posteggi dovrebbero essere pubblici e raggruppati, a debita distanza dall’abitazione o dal luogo di lavoro.
Così si liberano le strade e le piazze, da riservare in particolare ai ragazzi e ai bambini e si ottengono grossi risparmi sia nel pubblico che nel privato. Un rettangolo allungato, con 4 file di posteggi e il percorso ad anello centrale, è il modo più razionale per organizzarne un gran numero. Ci si deve chiedere quale sarà il punto più interessante per entrare ed uscire con le automobili. Evidentemente dipende soprattutto dal piano viario.
Certo che quello proposto è assai ambiguo. D’un canto si mantiene l’accesso da nord con il ponte sulla Moesa, dall’altro, con investimenti non indifferenti, si propongono accessi da est e da ovest, sulla direttrice dell’autostrada smantellata. O una o l’altra. Se si propone la direttrice est-ovest sarebbe possibile togliere il traffico dall’antico ponte sulla Moesa, dal Lungomoesa, dal nucleo di “Sant’Antoni” e soprattutto dal nucleo di “Piazèta”. D’altra parte non si capisce perché rinunciare all’entrata esistente, dunque più economica, attraverso l’antico ponte. Il vecchio ponte ferroviario, come previsto, diventerebbe l’ideale collegamento pedonale e ciclabile tra i vari nuclei. Ad ogni modo l’autorimessa interrata si troverebbe in posizione strategica e il suo tetto potrebbe diventare una piazza straordinaria, lunga e relativamente stretta, sulla quale organizzare tutta una serie di attrazioni e attività: fontane, giochi d’acqua e spruzzi per bambini, un piccolo anfiteatro per spettacoli, un piccolo skatepark e altro. Una piazza è tale se è definita: da edifici, alti muri di cinta, alberature.
Ci immaginiamo che la parte nord della nuova piazza possa essere definita da un lungo portico che, affacciato a sud, protegge dal sole; anche i locali di nuovi edifici concepiti come complemento ed estensione del nucleo storico retrostante. A sud la piazza potrebbe essere definita da un nuovo, lungo filare di alberi, autoctoni, per esempio roveri, simbolo di Rorè, posto in una striscia verde tra la strada “de Toveda” e la nuova autorimessa, in sostituzione degli alberi esistenti, martoriati.
Ad est della piazza ci possiamo immaginare uno spazio verde che metta in evidenza l’antica “Casa del Ponte dei Sospiri” liberata dalla passerella, oramai inutile, che la deturpa.
Ad ovest dell’autorimessa si dovrà inventare, definire, uno spazio in relazione con la “Piazéta del Sant”, oltre il quale una rotonda che raccorda (ricuce) la Caraa Piazèta (a lato della Coop), la strada e la Caraa de Toveda, la Caraa di Cavai e la via San Giulio. Il Comune e il Patriziato dovrebbero favorire, direi anche investire, nella ristrutturazione e nella sostituzione degli edifici obsoleti e nella costruzione di nuovi edifici dentro il Centro Storico, un investimento lungimirante e sicuro nel tempo.
Una funzione di traino importante potrebbe essere assegnata a cooperative o fondazioni del luogo.

Renato Magginetti

top

“Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia.”

Lorenzo Milani

 
Sponsors