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Editoriale
giovedì 7 giugno 2018.
Giornale del Popolo - Ite missa est

"È colpa della contrazione del mercato editoriale, della riduzione del numero di abbonati e dell’importante calo dei proventi della pubblicità", questa la causa della chiusura del giornale, come affermato dall’editore, ma tale motivazione giustifica anche il conseguente comportamento dello stesso editore?

Alla fine è successo!
Il vescovo della diocesi di Lugano ha detto no!
Il Giornale del Popolo, quel giornale che da 92 anni informava i ticinesi e non solo, deve chiudere perché "la società riscontrava da tempo crescenti difficoltà economico-finanziarie nell’esercizio della propria attività"!
Fin qui niente di straordinario anche se doloroso per chi deve subirne le conseguenze, tanti altri giornali hanno chiuso e altri stanno per chiudere e dopo i dovuti provvedimenti in favore dei dipendenti che restano senza lavoro, la cosa finisce lì! Purtroppo!
In questo caso, però, i dipendenti sono rimasti senza il posto e senza un piano sociale perché per loro non è stato preparato nessun piano sociale! Il vescovo nella sua immensa bontà, per non mettere a repentaglio le finanze della diocesi, ha chiuso la partita con la speranza che qualcun altro aiuti il personale appiedato!
È incredibile come un’organizzazione che vive di carità non sappia praticarla e allo stesso tempo voglia far passare come amore e aiuto fraterno l’abbandono e l’esclusione di tante persone che pure si erano dedicate al loro lavoro, al servizio della diocesi, con dedizione e attaccamento!
E adesso?
Adesso, dopo esserci scambiati il solito e ingiustificabile segno della pace, la metteremo via così "sine verba et sine verecundiam!"


Giuseppe Russomanno
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“Non possiamo controllare le malelingue degli altri; ma una vita retta ci consente di ignorarle.”

Catone il Censore

 
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