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Comunicati
venerdì 11 maggio 2018.
IL MONDO NEL PALLONE… MA NON CI SARA’ ITALIA – SVIZZERA
di Teresio Bianchessi

Maggio è il mese dedicato alla Madonna, il mese delle rose, ma anche di tanto calcio, infatti, si assegnano Scudetti, Coppe Nazionali, Coppa Campioni, Coppa Uefa e quest’anno poi, dopo questa ubriacatura, a riempirci l’estate, arriverà il mondiale “RUSSIA 2018”.



Il calcio che passione!
La mia ultima volta allo stadio fu negli anni novanta, a San Siro c’era la partitissima Milan – Juventus che valeva lo scudetto, ma pagai solo il biglietto, la partita non la vidi.
Quella domenica c’era tensione già prima dell’inizio della gara, San Siro era strapieno, forse avevano fatto entrare più spettatori di quanto lo stadio potesse contenere, sta di fatto che nei primi minuti di gioco scoppiarono tafferugli sia in campo che sugli spalti e mi ritrovai schiacciato contro il cancello che divideva il settore.
Per mia fortuna, mingherlino com’ero, riuscii a sgattaiolare via, me ne andai indispettito e malinconico intuendo che gioco e tifo, da quella domenica, erano irrimediabilmente cambiati in peggio.
Prima le partite di cartello, in particolar modo i derby cittadini, erano feste paesane, una sagra; si tifava anche allora ma a prevalere era la goliardia, erano gli sfottò alla squadra avversaria, se si vinceva.
Capitava così di vedere a fine partita, attorno allo stadio, “funerali” improvvisati con tanto di bara portata a spalle dai tifosi che celebravano scherzosamente la repentina dipartita dell’avversario e la sera, in città, venivano affissi manifesti che annunciavano il lutto: “Domenica tal dei tali è deceduto…” di volta in volta Inter o Milan, e questi avvisi alimentavano, il lunedì di lavoro, la sana rivalità dei tifosi.
Dopo un goal capitava anche di vedere un tifoso che, per mantenere fede a una scommessa fatta con gli amici, faceva il giro dello stadio… in mutande e il suo transito era accompagnato da risa ilari e festose; altri, ancora, sconfitti, si tagliavano i baffi davanti a tutti.
Altri tempi, altro calcio e si sorride ora vedendo i filmati dell’epoca quando i calciatori, contrariamente all’esasperato agonismo di oggi, …passeggiavano sul campo; di più, ce n’era uno che … riposava e inseguiva l’ombra che arrivava sul prato.
In barba alle direttive tattiche dell’allenatore aveva deciso che la sua corretta posizione in campo era… dove c’era più fresco.



Il suo nome era Mariolino Corso che però, in occasione di una punizione dal limite, sfoderava il suo talento e il suo magistrale tiro “a foglia morta” che il più delle volte s’insaccava alle spalle del portiere avversario.
A centrocampo si sfidavano numeri 10 che si chiamavano Gianni Rivera e Sandrino Mazzola, mentre in panchina sedevano “El paron” Nereo Rocco e Helenio Herrera, quello del “Taca la bala”.




Vere bandiere, sportivi attaccati per la vita alla maglia e Presidenti che non esoneravano gli allenatori dopo due sconfitte.
Tornerò a San Siro questo mese con il nipotino per la partita d’addio di un grande del calcio italiano: Andrea Pirlo e spero di riassaporare, dopo tanti anni, la gioia e l’aria serena che solo il gioco più bello del mondo sa dare. Riccardo fa il portiere e spesso vado a vedere le sue prodezze, sorpreso e sconsolato nel vedere come, già a questi livelli, (parliamo di bimbi di dieci, undici anni) su modesti campi di periferia, ci s’imbatta, nelle peggiori imitazioni dei comportamenti che avvelenano questo bellissimo sport.
Possibile?
Eppure è così e molta della colpa è dei genitori che, anziché interpretare lo sport del figlio come momento di gioco, di confronto, di rispetto per l’avversario, d’impegno, lo esasperano pretendendo, anche a questi livelli, la competizione aspra.
Taluni arrivano persino a vociare contro il figlio che ha sbagliato il passaggio, perché quello che solo conta è vincere, prevaricare, essere duri.
Mondo inquinato quello del calcio che ruota impazzito in vortici pieni di troppi quattrini, attorniato da saccenti cronisti e critici che esaltano e sprofondano lo stesso giocatore, la stessa squadra, nel giro di un risultato.
Fanno bene, a volte, gli allenatori intervistati ad arrabbiarsi.
Temo sia difficile possa arrivare, nel prossimo futuro, dentro questa realtà, aria fresca, sana, che ridia serenità all’ambiente, e di certo non aiuteranno i tanti quattrini che stanno arrivando dalla Cina.
Arriverà invece, fra non molto, il vento dell’est, dalla Russia.
Il mondiale “RUSSIA 2018” inizierà il 14 giugno e la partita inaugurale sarà Russia – Arabia Saudita, il 17 giugno si giocherà Brasile - Svizzera.

In questa, che sarà la 21a edizione, non ci sarà il tanto atteso derby: Italia – Svizzera, sempre partecipato con pathos da entrambe le tifoserie.
Non chiedetemi il perché di questa defezione, vi prego.
Rispondere mi farebbe di nuovo, dolorosamente, sanguinare il cuore.
Forza Svizzera!

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“Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia.”

Lorenzo Milani

 
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