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Regionale
lunedì 12 febbraio 2018.
In ricordo del nostro Maestro Piero Stanga.
di Dante Peduzzi

Venerdì mattina, scorgendo i messaggi ricevuti sul telefonino, abitudine che ha ormai il potere di rallegrarti o di intossicarti l’inizio di giornata, ho visto una serie di chiamate perse della sera precedente perché, essendo uscito, non volevo essere disturbato. Stamattina ho scoperto il perché di tutte quelle chiamate, doveva trattarsi di qualcosa di importante che toccava le sensibilità di persone, conoscenti e amici. E in effetti, questa mattina, ho appreso con tristezza che il nostro Maestro Piero Stanga ci ha lasciati. E allora ho ben compreso il perché di tutta quella agitazione di ieri sera, e già questo fatto in sé mi ha indicato, una volta in più, quanto la persona del maestro Piero Stanga, malgrado il lungo periodo di degenza, fosse ancora ben presente nelle menti e nei cuori dei suoi concittadini.
Come la maggior parte dei giovani della Bassa Mesolcina, ho conosciuto per la prima volta il maestro Piero Stanga quando ero suo allievo della Scuola Reale di Roveredo. Lezioni di tedesco e, mi pare, anche di geografia, in una classe di adolescenti piuttosto scapestrati, con tutt’altro per la testa che non quello di imparare i primi vocaboli di tedesco. Piú tardi, nella vita, non so quante volte ho segretamente ringraziato il nostro maestro di allora per avermi dato quelle solide basi linguistiche di tedesco che poi mi hanno accompagnato e aiutato negli studi e nella vita fino ad oggi. La sua figura di insegnante, in certe occasioni troppo umana e tollerante, fu per tutti noi molto esemplare soprattutto dal lato umano. Sapeva cercare di aiutare allievi in difficoltà, sapeva anche chiudere un occhio e perdonare certe marachelle che altri non avrebbero mai accettato. Quando i suoi allievi stavano per terminare la scuola Reale, Piero Stanga si dava da fare, in molte occasioni, per aiutare i giovani nella ricerca di un posto di tirocinio e per avviarli agli studi. Siccome Piero Stanga era anche molto attivo in politica, ci sono sempre state delle persone che asserivano che questi appoggi avvenissero un precisa strategia di proselitismo partitico. Ebbene, più tardi, ho avuto occasione più volte di assistere personalmente a degli interventi a sostegno di giovani le cui famiglie non erano affatto allineate sulla sua linea politica. Tanto di cappello, caro Maestro!
Terminati gli studi a Zurigo venni nominato insegnante a Roveredo alla Reale e così il Maestro Stanga me lo trovai come collega e direttore. Anche qui ebbi occasione di conoscerlo per la sua grande disponibilità e umanità nei confronti delle colleghe e dei colleghi, malgrado ci trovassimo ad insegnare in una struttura decadente. Come direttore portava sempre la cravatta, avrebbe avuto piacere che noi giovani avessimo fatto altrettanto, ma al nostro rifiuto non ha insistito oltre, ammettendo, ma solo qualche anno più tardi, che ci sono cose ben più importanti. Quante esperienze di vita ci ha raccontato in quegli anni: i suoi coloriti ricordi di quando era bambino nella sua Roveredo degli anni ’30, delle sue prime esperienze come maestro nella scuola in Giova, dove il mattino doveva accendere la stufa prima di accogliere la classe, del tragitto su e giù dal sentiero in ogni ora del giorno e della notte, in ogni stagione per poter seguire le lezioni di ginnastica nella mitica Società Federale che aveva nel cuore.
Poi venne il 1981, l’anno della sua nomina a Presidente del Gran Consiglio, primo cittadino del Cantone. Mi ricordo benissimo l’agitazione che regnava nei giorni precedenti quel fatidico 31 maggio, giornata di festa a Roveredo e in Valle, con la presenza del Governo al completo e di tanti esponenti politici grigioni a rendergli onore. Noi colleghi avevamo lavorato in retrovia alla preparazione dell’evento. Sindaco di allora era l’ing. Gabriele Delcò che rivolse ai presenti un saluto redatto con cura e intelligenza, seguito dall’intervento del collega maestro Guglielmo Riva, ai tempi Presidente del Patriziato di Roveredo.
Nel 1982 Piero Stanga venne nominato Ispettore Scolastico del Grigioni italiano succedendo ad un’altra grande personalità che sono felice di avere incontrato: Edoardo Franciolli. Prima da allievo, poi da collega, poi come direttore ora Piero Stanga era diventato il mio superiore. Le sue visite a scuola divennero sempre più sporadiche, ma quando riappariva, arrivava sempre portando un raggio di felicità e di positività. Ricordo il suo impegno verso il Dipartimento in un paio di casi in cui si lottava per far capire a Coira la nostra situazione particolare di vicinanza con il Ticino.
Negli anni che seguirono ritrovai Piero Stanga e Luciano Mantovani gomito a gomito a difendere gli interessi del Moesano nel Comitato Direttivo della PGI. Anche qui, non sempre eravamo sulla stessa linea di vedute per cui, dopo le decisioni, la grande discussione riprendeva accendendo gli animi di noi tre in automobile durante il tragitto di ritorno in Valle. A volte dimostrava la sua scontentezza per le decisioni prese, ma mai e poi mai, mi son sentito aggredito o amareggiato per avere difeso un argomento diverso dal suo.
Dopo il suo pensionamento e quello del collega Gustavo Lardi, venni chiamato a mia volta a ricoprire la funzione di Ispettore scolastico del Grigioni italiano. E fra i primi auguri e le felicitazioni che ricevetti, a chi li dovevo? A Piero Stanga, naturalmente, redatti in bella calligrafia, con stile pacato e inconfondibile, qualche aggettivo di troppo, ma espresso con sincerità. Altra dimostrazione della sua persona, del suo sentire delicato, ma al tempo stesso complesso e, quasi mascherato, che solo dopo anni di frequentazione ebbi la fortuna di potere apprezzare.
Una delle fortune che ti possono capitare nella vita è quella di incontrare delle persone che possono trasmettere dei valori senza farli pesare. Per me, Piero Stanga, fu sicuramente una di queste. Ricordandolo con piacere in questa sede, non mi sono soffermato sulle importanti funzioni istituzionali che ha ricoperto (lo faranno altri meglio di me, lo spero), ma ho cercato di trasmettere il valore di una persona, sentimenti che, in certi frangenti, sono forse stati persino oscurati dalla sua azione politica o dalle cariche che ricopriva. Per la verità, so anche di avergli dato un piccolo cruccio: quello di non avere mai accettato di gettarmi nella politica attiva (ma che non fa per me) come avrebbe desiderato. Sapeva però che poteva contare su tutte le mie attenzioni per altri suoi aspetti che non sono di facciata o di schieramento, ma ben più profondi e veri.
Spero di essere riuscito a interpretare questi sentimenti anche a nome di tante allieve e allievi, di tante colleghe e colleghi, amiche e amici che lo hanno conosciuto da vicino.
Alla moglie Carla, alla figlia Lorenza ai figli Gabriele e Raffaele e a tutti i familiari le più sentite condoglianze.
Dante Peduzzi

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Il saggio non si giudica indegno dei doni della fortuna, non ama le ricchezze ma preferisce averle; non le accoglie nell’animo ma le tiene in casa; non rifiuta quelle che possiede ma le domina e vuole che essa offrano maggiori possibilita’ alla sua virtu’.

Seneca

 
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