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Lettere dei lettori
sabato 27 gennaio 2018.
Il servizio pubblico radiotelevisivo: indispensabile per il Grigionitaliano! Un chiaro No a No Billag
di Aixa Andreetta

Ci sono mille motivi per dire no all’iniziativa per l’abolizione del canone radiotelevisivo (no billag): coesione nazionale, posti di lavoro, rischio di un’impennata dei costi, rischio di un deserto mediatico, impoverimento culturale… Quello che mi preme sottolineare in questo scritto sono le conseguenze che No Billag avrebbe per la difesa delle minoranze linguistiche. SSR, e di conseguenza RSI, sono tenute per legge a dare spazio a tutti, evidentemente anche al Grigionitaliano. Giustamente il Cantone e le autorità politiche e culturali da sempre rivendicano maggiori spazi in radio ed in TV, ma va pur dato atto che rispetto ad altre zone godiamo di un servizio importante: Grigioni Sera dal lunedì al venerdì, le storiche Voci del Grigiontaliano, notizie grigionesi nel Quotidiano e nel Telegiornale, sei giornalisti stabilmente su suolo grigionese. Quale altra regione di dimensioni paragonabili può dire la stessa cosa.
No Billag causerebbe la chiusura di SSR dal 1.1.2019 e quindi la fine dei programmi. Di tutti i programmi. Quello che succederebbe in seguito non si prospetta in modo nitido, si sa solo che le concessioni per radio e televisioni verrebbero messe all’asta. Alcuni ipotizzano l’intervento di investitori privati, secondo altri quello svizzero è un mercato troppo piccolo e frammentato per poter essere interessante per i privati.
In ogni caso, mi sembra evidente che se dovesse nascere una radio-tv privata di dimensioni non microscopiche, questo non avverrebbe nelle regioni minoritarie, ma nei grandi centri come Zurigo. Romandia e Svizzera italiana non hanno semplicemente i numeri per mantenere un network, comparabile ad un ¼ dell’attuale RSI. Figuriamoci la Romancia, figuriamoci il Grigionitaliano. Moesano, Bregaglia e Poschiavo sparirebbero dagli schermi e dalle onde radio. Nessuna copertura sia per le notizie prettamente locali, come la frana a Bondo o l’inaugurazione della circonvallazione a Roveredo, ma nemmeno per quelle di portata cantonale: chi garantirebbe una copertura in italiano delle elezioni cantonali grigionesi? Io non riesco neppure ad immaginare di spostarmi per la Svizzera senza potermi sintonizzare sulle frequenze di Rete UNO! Quanto è immensamente gradevole - e legittimo - l’ascolto del radiogiornale in italiano pur trovandosi a Berna?
Quali notizie avremo dal resto del cantone, ma anche dal resto della Svizzera, in italiano?
Molti osservano che No Billag mette a rischio la coesione nazionale, perché mancherà una voce italofona che renda conto dell’attualità svizzera e che permetta di sentirsi parte a tutti gli effetti di un paese che si definisce “plurilingue”. Come dar loro torto?! Chi conosce il tedesco potrà forse far capo ai quotidiani come la Südostschweiz, o a qualche minuscola radio privata (se riusciranno a sopravvivere senza l’aiuto della loro quota di canone), ma gli altri? La situazione dei media locali non è ottimale, come dimostra la recente soluzione di emergenza adottata per riuscire a mantenere il settimanale del Moesano (La Voce del San Bernardino”), aggregandolo a quello della Valposchiavo (“Il Grigione Italiano”). Quindi c’é poco da stare tranquilli. E infine non è da sottovalutare la grossa lacuna formativa che verrebbe a crearsi, senza programmi di approfondimento e di promozione culturale in italiano.
RSI non è senza difetti,lo sappiamo. Può e deve essere messa in discussione. Ma cancellarla di punto in bianco, nel giro di 9 mesi, sperando che qualche privato (chi?) subentri e rispetti gli stessi oneri e doveri è pura follia: un attentato al plurilinguismo, alla diversità culturale e alla coesione sociale.

Aixa Andreetta

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“Non possiamo controllare le malelingue degli altri; ma una vita retta ci consente di ignorarle.”

Catone il Censore

 
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