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Editoriale
lunedì 4 dicembre 2017.
Mogli e buoi dei paesi tuoi!
Ovvero come districarsi tra informazione, disinformazione e fake news

"Mogli e buoi dei paesi tuoi" dicevano bene i nostri vecchi quando, al lume del braciere, trasmettevano le loro conoscenze ai figli e ai nipoti che, attenti e in religioso silenzio, ascoltavano le sagge parole che uscivano dalle bocche dei loro anziani.
Altri tempi quelli! Le notizie, allora, viaggiavano a velocità più umane per cui c’era modo di elaborarle e digerirle con tutto comodo prima che ne arrivassero delle altre!
Oggi, il braciere, non si sa più che cosa fosse e le notizie viaggiano alla velocità della luce rendendo pressocché impossibile non solo verificarne l’esattezza ma addirittura leggerle!
Oramai è nota a tutti l’esistenza di specialisti della comunicazione il cui unico compito è quello di disinformare i lettori, di deviarne l’attenzione o convincerli a fare o non fare certe cose!
Recentemente si parla anche di "fake news", notizie false, che a quanto pare riescono a trarre in inganno anche persone smaliziate!
Che cosa fare? Non bisogna più leggere i giornali o ascoltare la radio? Buttare via il televisore? No, cari lettori, bisogna soltanto essere più critici e, possibilmente, riferirsi a più fonti in modo da poter confrontare le informazioni e farsi un’idea propria per evitare di essere manipolati dai soliti volponi. Tanto per cominciare, come per le mogli e i buoi, leggiamo i giornali locali, cartacei oppure on-line, sono più vicini a noi e possiamo verificarne facilmente l’attendibilità; degli altri, essendo lontani e quindi forestieri avremmo più difficoltà a verificarne la validità.
Se non vogliamo diventare oggetti facilmente manovrabili dobbiamo incominciare ad applicare l’arte della critica!


Giuseppe Russomanno
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Il saggio non si giudica indegno dei doni della fortuna, non ama le ricchezze ma preferisce averle; non le accoglie nell’animo ma le tiene in casa; non rifiuta quelle che possiede ma le domina e vuole che essa offrano maggiori possibilita’ alla sua virtu’.

Seneca

 
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