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Cultura
giovedì 19 ottobre 2017.
La ricetta di scrittura di Dacia Maraini
di Marica Iannuzzi


Marica Iannuzzi con Dacia Maraini

“Scrivere è come fare il pane”. Queste sono le parole con cui la celebre scrittrice Dacia Maraini si è congedata dal vastissimo pubblico presente nella Sala Multiuso di Grono.
La scelta di aprire con le parole conclusive dell’ospite non è casuale; in effetti, se ci pensiamo bene, ogni nostra lettura comincia dalla fine di un processo di scrittura. Ogni libro che troviamo sugli scaffali delle panetterie è una pagnotta già cotta e pronta per essere assaggiata. Ma dietro ad ogni prodotto finito si cela un processo di preparazione, di lievitazione e di cottura, compiuto dallo scrittore-panettiere, che al lettore-consumatore rimane molto spesso ignoto.
Ieri sera, però, noi abbiamo avuto il privilegio di entrare nella cucina di Dacia Maraini e di scoprire alcuni tra gli ingredienti e qualche ricetta segreta con cui lei è riuscita a sfornare opere come “Memorie di una ladra”, “La lunga vita di Marianna Ucria”, “La grande festa”, “La bambina e il sognatore”. Teresa, Marianna, Fosco, Nani Sapienza – ci ha rivelato la scrittrice – un giorno hanno bussato alla sua porta e lei li ha accolti offrendo loro una tazza di caffè e dei biscotti. Poi, inspiegabilmente, questi personaggi sono rimasti anche a pranzo e poi a cena e dopo ancora a dormire a casa sua e, così, questi hanno iniziato a prendere vita e a raccontarle la loro storia. Ma l’incontro non si limita solo a quello che avviene tra lo scrittore e i personaggi, bensì – arriva ad affermare la scrittrice – “ogni libro è un incontro”. Anche il nostro incontro è da declinare al plurale: ieri sera non abbiamo incontrato soltanto Dacia Maraini ma anche i suoi personaggi, i suoi luoghi e il suo passato; abbiamo incontrato la piccola Dacia negli spaventosi campi di concentramento, la Dacia donna che si fa portavoce delle minoranze e la Dacia scrittrice che non ha timore di denunciare le ingiustizie.
I più svariati incontri, infatti, si possono realizzare attraverso la lettura che la scrittrice definisce “non come un processo informativo ma formativo” che è inscindibile dalla scrittura. Infatti “leggere e scrivere vanno a passo di danza”, perché ogni scrittore è prima di tutto un lettore. Se un libro ci annoia – ci rassicura lei – non è colpa né dello scrittore né del lettore, né tanto meno dell’impasto o del tempo di cottura della pagnotta che stiamo cercando di addentare: semplicemente non tutti i momenti sono adatti per un incontro. È necessario cercare con cura il libro che risponda ai nostri bisogni e ai nostri interrogativi in quel determinato momento della nostra esistenza.
E lo stesso, forse, vale per le metafore. Innumerevoli sono state quelle utilizzate in letteratura (ma non solo) per definire il mestiere dello scrittore, ma mai avevo sentito accostare l’arte della scrittura a quella di fare il pane: due arti antiche e indispensabili che richiedono pazienza e fatica, ma che ci permettono quotidianamente di nutrirci e di crescere, come pubblico di lettori e di lettrici e, prima ancora, come esseri umani.

Marica Iannuzzi
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