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Cultura
venerdì 15 settembre 2017.
MODERNA FAVOLA DI ESOPO: LA VIPERA E IL MIGRANTE
di Teresio Bianchessi
MODERNA FAVOLA DI ESOPO:
LA VIPERA E IL MIGRANTE
di
Teresio Bianchessi
www.teresiobianchessi.it
blog: teresiobianchessi.wordpress.com




“La vipera… la vipera…!”
“State attenti, c’è una vipera!”
La quiete della piazzetta, in un’assolata e torrida mattina d’estate, è spezzata dall’allarme lanciato da un passante che afferma di aver visto una vipera infilarsi proprio sotto i vasi di fiori posti davanti alla porta d’ingresso della vicina.
Mi affaccio e in men che non si dica vedo radunarsi un piccolo esercito che pare terrorizzato appena inizia la caccia alla serpe.
Con bastoni, scope, ferri si cerca di stanarla.
Inutilmente!
“Non esce da lì sotto, bisogna spostare i vasi”.
“Ma è pericoloso”.
“Lo faccio io, voi tenetevi pronti”.
La vipera è così allo scoperto, tenta una disperata fuga, ma le lance subito la trafiggono.
Appare ora per quello che realmente è: minuscola, sottile, lunga poco più di dieci centimetri, dimensione di uno spaghetto.
Cala il silenzio, tutti la osservano.
“Ma sarà una vipera?”.
La testa sì, la coda no, il colore mah!
“Bisogna farla vedere a Gippo, lui le conosce bene”.
Intanto viene ficcata in una bottiglia di plastica, si sigilla il tappo, non si sa mai.
Gippo, vive sui monti, rientra la sera e questa volta sono in tanti lì ad aspettarlo.
Gli corrono incontro per primi i bambini, la bottiglia in mano:
“Gippo… Gippo guarda l’abbiamo catturata stamattina, che dici…è una…?”
“Povera bestiolina, è una piccola biscia, perché l’avete uccisa, è utile nei campi per….”
Ed elenca ai bimbi i suoi preziosi servigi.
“Ma era sotto i vasi della Franca, proprio davanti a casa!”
“Capirai…certo, per forza, con questa siccità il torrente è asciutto da mesi… è arrivata fin qui perché era disperata…aveva sete... Franca ha bagnato i vasi… lei ha sentito l’acqua… voleva solo dissetarsi… bere qualche goccia”.
Sentite le parole di Gippo i bambini ammutoliscono, poi si dirigono verso il Rian, il torrente in secca che passa dietro le case, e il più robusto solleva una pietra per dare degna sepoltura al piccolo di biscia.

(Che assomigli questa piccola storia vera, alla sete similmente vera dei migranti?)

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“Lo scender ne l’Averno è cosa agevole ché notte e dì ne sta l’entrata aperta; ma tornar poscia a riveder le stelle, qui la fatica e qui l’opra consiste.”

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