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Editoriale
venerdì 25 agosto 2017.
Tra libertà di parola e anonimato!
di Giuseppe Russomanno

Viviamo in una società civile sommersi da una quantità enorme di giornali, riviste e pubblicazioni di ogni genere e tendenza, siamo continuamente bombardati da onde elettromagnetiche provenienti dai mille aggeggi che ci portiamo addosso oltre a quelli che ci bombardano da lontano, abbiamo accesso a miriadi di informazioni provenienti dai social network e molti di noi hanno la loro pagina in questo o quell’altro sito eppure molte persone, ancora oggi, anche quando si tratta dell’interesse pubblico, hanno paura ad esprimere la propria opinione e, se lo fanno, tendono a nascondere la propria identità dietro nickname di comodo con la convinzione che l’anonimato potrà proteggerli da eventuali ritorsioni o che nascondendosi potranno parlare e sparlare senza timore.
A parte il fatto che anche gli hacker più esperti non sempre riescono a mantenere l’anonimato, mi chiedo qual è la molla che spinge una persona a nascondersi anche quando la discussione si svolge su questioni di poco conto e comunque i personaggi coinvolti nella stessa non hanno potere decisionale sugli antagonisti!
Un conoscente mi spiega che non è importante sapere chi è la persona che dice certe cose ma è importante quello che dice e quindi non è interessante sapere con chi stai parlando ma di che stai parlando e rispondere nel merito! Lascio ai lettori l’interpretazione dell’affermazione e chiudo con una strofetta tratta dal “Rugantino”:

La voce d’uno che magari sbaja
se contrasta co fiumi de parole,
ma nun se spezza a corpi de mitraja.

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Pazienta per un poco: le calunnie non vivono a lungo.
La verità è figlia del tempo: tra non molto essa apparirà per vendicare i tuoi torti.

Immanuel Kant

 
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