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Cultura
lunedì 12 giugno 2017.
…LE BUONE NOTIZIE VENGONO
RIFERITE A BASSA VOCE…
di Teresio Bianchessi
…LE BUONE NOTIZIE VENGONO
RIFERITE A BASSA VOCE…
di
Teresio Bianchessi
www.teresiobianchessi.it
blog: teresiobianchessi.wordpress.com


Murakami Haruki, autore giapponese, tradotto in Italia da Einaudi, è uno scrittore amato e letto in tutto il mondo; di lui, scrittore prolifico, di certo sono da suggerire: Norvegian Wood - Kafka sulla spiaggia - L’uccello che girava le viti del mondo - IQ84 - L’incolore Tazaki Tsuruku e i suoi anni di pellegrinaggio.
Leggerlo significa avventurarsi in una terra di mezzo la dove realtà, finzione e sogno si arruffano, lasciandoti sospeso in un’incertezza che, come un vento fastidioso, insieme alle foglie, ti soffia addosso tutta la precarietà e la malinconia del vivere.
Situazioni, personaggi, luoghi, frequentazioni sono oniriche e, a fatica, s’inseriscono negli spartiti di una vita normale cosicché anche la sfera emotiva, sessuale, sul pentagramma, manifesta tutta la sua indecifrabile e, a volte, tragica malia.
Pur tuttavia capita spesso d’imbattersi, nelle sue pindariche pagine, in stringhe di parole che riportano il lettore con i piedi per terra, spalancandogli finestre di concretezza e lucidità alle quali aggrapparsi.
“…Le buone notizie vengono riferite a bassa voce…” è l’ultima che ho sottolineato leggendo: “L’uccello che girava le viti del mondo”.
L’aforisma, perché tale è da considerare, mi ha spinto a riflettere sugli strumenti della comunicazione, apparendomi subito evidente la disparità di mezzi e di forza tra chi “trasmette” e chi “riceve”.
Come può fare quest’ultimo, mi sono chiesto, a reggere l’urto, a discernere (esercizio faticosissimo ma necessario) tra il bene e il male, a riconoscere il vero e il falso contenuto nei messaggi?
Forse affidandosi al suggerimento di Murakami, lasciando quindi scivolare nell’etere quelli il cui tono volutamente “alto” già svela scopi subdoli, e dare ascolto al silenzio che, a bassa voce, sussurra e bisbiglia il bene, il vero.

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“Lo scender ne l’Averno è cosa agevole ché notte e dì ne sta l’entrata aperta; ma tornar poscia a riveder le stelle, qui la fatica e qui l’opra consiste.”

Virgilio

 
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