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Cultura
lunedì 29 maggio 2017.
LA COSTIERA AMALFITANA
di Teresio Bianchessi
LA COSTIERA AMALFITANA
di
Teresio Bianchessi
www.teresiobianchessi.it
blog: teresiobianchessi.wordpress.com



Mia moglie ed io, da qualche tempo, pensavamo a una vacanza in costiera amalfitana, ma fino ad ora, per un motivo o l’altro, optavamo sempre per una meta all’estero, l’ultima, lo scorso anno, a Copenaghen, che un po’ ci ha deluso.
Desideravamo quest’anno una vacanza più tranquilla, senza estenuanti controlli negli aeroporti, problemi di lingua, di cibo, e così abbiamo iniziato a pensare seriamente ad Amalfi, a Pompei, a Paestum, reputandola infine destinazione degna, in considerazione anche del suo richiamo e fascino internazionale.
I viaggi oggi si programmano on line quindi, dopo aver curiosato a lungo, con largo anticipo, abbiamo prenotato a/r con Italo e poi, dopo qualche tentennamento, l’albergo a Salerno, città tranquilla, abitata da gente serena e disponibile, che è diventata la nostra base operativa.
L’albergo, appena rinnovato, pulito, ospitale, situato a pochi passi dalla stazione, si è rilevato strategico perché di fronte partivano, con frequenza inaspettata, treni, pullman, traghetti, diretti a tutte le località della zona, Caserta, Eboli e Matera, compresi.
Mai scelta si rivelò più azzeccata e mi felicito per aver, in ultimo, rinunciato a noleggiare una macchina che, per le strette e tortuose strade della costa, sarebbe stata presenza ingombrante e faticosa.
Non solo, la decisione mi avrebbe precluso quella che è stata l’inaspettata avventura della vacanza: il viaggio lungo la costa, in corriera, da Salerno ad Amalfi.
Un tuffo nel passato la corriera che procede a 20 km l’ora, a clacson aperto… bibop…bibop…bibop, per tutto il percorso, a ricordare immagini da film in bianco e nero anni 50, offrendo nello stesso tempo, ai preoccupati passeggeri, vertiginose viste a mare con brivido.
L’uso continuo del clacson innervosirebbe chiunque, non qui, anzi, già dalla partenza il conducente socializza, rasserena, invita alla calma; sì c’è l’orario da rispettare ma all’anziana, che arriva all’ultimo, sorretta dal figlio suo, raccomanda:
“Signora, con calma, fate con calma”.
Il suggerimento non è formale, l’autista tira il freno a mano, si rilassa pure lui e aspetta che l’attempata signora si metta comoda al suo posto.
La scena si ripete a ogni fermata: Vietri, Cetara, Maiori, Minori, Atrani, e ci vuole più di un’ora per percorrere i circa 25 km verso Amalfi; ad Atrani, tutti sono esausti, soprattutto gli stranieri che confondono la meta, due giapponesi scendono anzitempo dal pullman.
“Assettateve, assettateve, non è Amalfi, tranquilli, su in vettura”. Il conducente riesce infine a riportare ordine; non oso immaginare il caos ad agosto!


Le difficoltà del percorso sono oggettive: a fatica s’incrociano macchina e corriera, figuratevi quando si trovano di fronte i due pullman.
E’ successo, sempre succede, ma lì la manovra diventa un balletto, infatti, dopo essersi scambiate poche parole in dialetto, i conducenti eseguono simultaneamente manovre che sembrano inchini e miracolosamente aprono il varco necessario per proseguire.


L’automobilista vacanziero su quelle strade va in agitazione, più avanti, incrociamo una macchina tedesca, l’anziano conducente è andato in panico, non sa più cosa fare, resta immobile in mezzo alla strada, e allora che fa l’autista?
Ferma il mezzo, scende, s’improvvisa vigile e ordina perentorio:
“Tu accosta… voi tre indietro, forza… passate voi”.
Anche stavolta la marcia riprende.
Superate queste difficoltà, il conducente si fa il segno della croce, scampato pericolo penso, invece rende omaggio a una nicchia votiva che vedo sfilare lateralmente, la Madonna è la sua protettrice.
Il gesto non è sfuggito nemmeno all’anziana signora salita a Salerno, si capisce che è abitudinaria del tragitto e con interessata “captatio benevolentiae”, così elogia l’autista:
“Voi tenete le nostre vite… nelle vostre mani”.
Gratificato, compunto, consapevole, gonfio del ruolo e della responsabilità lui ribadisce:
“ U saccio signò… state tranquilla”.
Si procede alternando soste e, nei brevi tratti in cui è possibile superare, la corriera di nuovo si blocca, questa volta per far passare le macchine accodate dietro; questo è davvero un grande fair play.
Finalmente ad Amalfi, ci lasciano in uno spiazzo che è difficile chiamare piazza o parcheggio, in realtà è una giostra, dove arrivano e partono senza interruzione temporale, con manovre acrobatiche, gli automezzi.
Ci s’infila nella prima porta che dà accesso alla repubblica marinara, si prende una stretta viuzza e d’improvviso sei nella piazza del Duomo che ammalia con la sua maestosa cattedrale: è il gigante buono che ti abbraccia, di più’ ti accarezza mentre attorno, la piazza, la gente, l’euforia, ti assicura… vacanze italiane.


Arte, storia, tesori nell’adiacente chiostro e museo diocesano.



Arrivati lì non si può non salire a Ravello che, a quasi 400 mt, sul livello del mare, sovrasta Amalfi e la costa.
Le sue terrazze, le sue ville (da non perdere Villa Rufolo) ti fanno ammirare dal vivo paesaggi mozza fiato che ricordi di aver visto su stampe e cartoline.
E’ meta obbligata Ravello e, a sorpresa, la piazza principale è ritrovo di “Vespisti”, ma anche di finalisti, di un concorso di bellezza svizzero!






Altra emozione a Pompei, raggiunta rapidamente in treno; impressiona la vastità del sito, una vera città con botteghe, osterie, terme, giardini, fori, anfiteatri, il lupanare, il teatro.
Angoscia percorrere, piantina in mano, i vari “Regio” perché si percepisce di camminare in un grande cimitero e lo avverti ancor di più quando sei all’ Orto dei fuggiaschi dove vennero rinvenute le vittime dell’eruzione, adulti e bambini, colpiti mentre cercavano disperatamente la fuga fuori da Porta Nocera in quel lontano 24 agosto del 79 d.C.



Paestum rasserena, qui s’insediarono, verso la metà del VII secolo a.C., gli Achei, coloni greci provenienti da Sibari; il luogo è celebre nel mondo per i suoi templi greci, integri come pochi altri dopo oltre duemilacinquecento anni.
I templi ti riportano allo splendore della Magna Grecia, ti senti più partecipe, più in armonia con quella civiltà, con quello splendore.
Sorprende la visita al museo adiacente, dove è conservata la “Tomba del Tuffatore” d’inestimabile valore storico e artistico.



La reggia di Caserta la raggiungiamo in meno di un’ora sempre in treno, in una delle prime afose giornate pre-estive.
Catturano le stanze regali che conservano i sontuosi arredi del tempo e la sua interminabile passeggiata fra declivi di fontane, prati immensi, lussureggiante vegetazione, statue, a ricordare Versailles.




La costa Amalfitana però meritava, prima del rientro, di essere vista anche dal mare.
Il traghetto tira dritto, c’è l’odore del mare, l’immacolata scia delle onde, respiri profondo, riconosci le località, si scattano foto, si desidererebbe essere su un guscio e circumnavigarla più lentamente, spinti solo dal vento. A tratti s’intravede la strada percorsa con la corriera che, vista dal mare, sembra ancor più improbabile, impervia.
L’attracco nel porticciolo di Amalfi è l’ultima tenera emozione.



Partire è anche tornare, la settimana è passata in fretta, Italo arriva puntuale all’incontro con la quotidianità, con i problemi, infatti, appena fuori dalla stazione, vicino alla fermata dei taxi, vediamo un giovane di colore a terra con la testa sanguinante, è l’ultima vittima di una rissa fra immigrati davanti alla stazione Centrale di Milano.
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Il segreto di un candidato politico è di sembrare stupido come chi lo ascolta, così che gli ascoltatori si sentano intelligenti come lui.

 
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