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Regionale
giovedì 20 aprile 2017.
Società: GR: suicidio assistito, Noi-Togni in Parlamento, "serve legge"

(ats) Nulla di fatto sul fronte della regolamentazione della pratica del suicidio assistito, argomento di discussione ieri nella seconda sessione annuale del Gran Consiglio retico. A sollevare la necessità di definire la cornice legale entro cui è possibile svolgere tale attività era stata l’interpellanza della granconsigliera Nicoletta Noi-Togni (PS).

L’unico punto fermo a livello legislativo, infatti, sembra essere l’art. 115 del codice penale svizzero che si prefigge di punire chiunque istighi o presti aiuto al suicidio per motivi egoistici. Tra questi motivi rientrerebbero, secondo la Noi-Togni, interessi di lucro: "Come sindaco di San Vittore - ha commentato la granconsigliera all’ats - voglio sapere come comportarmi di fronte a un sottobosco di persone che operano nella semi-legalità o nella clandestinità, spesso con interessi di lucro e quindi egoistici e illegali secondo il codice penale".

A sostenere l’interpellanza Mauro Lombardi, granconsigliere supplente PPDC, che nella seduta di ieri ha affermato che il Consiglio federale, pur tornando più volte sulla questione, rinuncia a disciplinare esplicitamente la pratica del suicidio assistito.

"Attualmente in Svizzera - ha detto - l’eutanasia, come il suicidio assistito, non è legalizzata. Si agisce tra le crepe dell’art. 115 del codice penale, ma è difficile credere che questo articolo possa tutelarci oggi da un fenomeno in espansione per cui non era stato assolutamente pensato. Al momento non sono chiare le ubicazioni degli istituti che operano questa pratica, la formazione che deve avere chi svolge il servizio, chi può accedere, se solo malati terminali o meno, se solo residenti o meno".

Inevitabile il confronto con il Ticino, dove "il tema è molto discusso in Parlamento cantonale e regolarmente all’attenzione dei media", ha commentato Lombardi. "I parlamentari ticinesi - si legge nell’interpellanza - si sono adoperati per chiarire eventi di suicidio assistito sul loro territorio riuscendo ad impedire l’azione di società e persone estere che agivano nell’illegalità".

"Purtroppo siamo rimasti allo status quo, - ha aggiunto Noi-Togni - il direttore del Dipartimento di giustizia, sicurezza e sanità Christian Rathgeb ha riconosciuto nella sua risposta l’importanza del tema e la necessità di discuterne e definire le condizioni legali, sostenendo tuttavia l’impotenza del Governo cantonale poiché la regolamentazione deve arrivare dalla Confederazione. Ma in politica sanitaria la responsabilità è dei Cantoni. La mia proposta - ha concluso - è di intensificare i controlli, ad esempio con un’attenzione particolare agli affitti degli appartamenti o con segnalazione alla polizia".

I dati sul suicidio assistito

L’organizzazione di assistenza al suicidio EXIT ha "accompagnato alla morte" l’anno scorso 722 persone, con un calo dell’8% rispetto al 2015. Il calo dei suicidi assistiti si spiega, secondo una nota dell’organizzazione, "con l’accresciuto ricorso alla medicina palliativa, come pure con l’attività di altre organizzazioni di accompagnamento alla morte".

Jürg Wiler, dell’ufficio comunicazione, raggiunto dall’ats ha spiegato: "Ci sono attualmente 10 associazioni di assistenza al suicidio in Svizzera, tra cui EXIT che è la più grande. EXIT richiede la conferma scritta di un medico della capacità di intendere e volere dell’interessato".

Infine, sui dati relativi al canton Grigioni: "Nel 2016 i suicidi assistiti sono stati 13, nel 2015 21 e nel 2014 13. In linea generale rileviamo che più lontano si è dai centri urbani, come Berna o Zurigo, meno richiesta di accompagnamento al suicidio c’è".

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